
5) Oltre il velo di maya.
Riportiamo qui di seguito alcuni brani dai quali traspare
l'esigenza di superare il mondo della manifestazione illusoria -
il velo di maya - per approdare alla visione completa e appagante
del Brhman.
 (vedi manuale pagina 267).
a) La conoscenza del S  il senso della vita (Kena Upanishad
vakya bhasya, secondo, 5).

    Il S dev'essere conosciuto qui, in questa vita. Tal  la
mta. Come? Se il S  conosciuto qui, allora si  compresa la
suprema verit e il fine dell'esistenza  raggiunto; tal 
l'intento. Se il S non  conosciuto, la vita non ha senso. Ci
saranno allora continui conflitti nel ciclo incessante delle
nascite e delle morti. E' con il proposito di porre fine a ci che
il S dev'essere conosciuto

b) Il S  conosciuto con la coscienza (Mundaka Upanishad bhasya,
terzo, 1, 9).

    Il S di cui abbiamo parlato, il S sottile, dev'essere
conosciuto unicamente con la pura coscienza [cetasa]. Dove
dev'essere realizzato? Nel corpo in cui la forza vitale [prana] 
penetrata in cinque differenti forme (i cinque soffi). E in questo
corpo, nel cuore, il S dev'essere conosciuto con la coscienza.
Tal  l'idea. Con quale specie di coscienza dev'essere conosciuto?
E' stato detto: Con quella coscienza che compenetra, come il latte
in riguardo al burro o il fuoco in riguardo al legno, l'intero
organo interno, inclusi la mente e gli organi sensoriali. Perch
l'organo interno di ogni creatura in questo mondo  conosciuto
come provvisto di coscienza. Inoltre, in questo organo interno
divenuto puro, affrancato da ogni inquietudine, il S di cui si
parla si rivela, distintamente, nella sua propria realt

c) Il Brhman  indefinibile (Brhadaranyaka Upanishad bhasya).

    Come si pu descrivere con i due termini: non questo, non
questo [neti neti], la Realt in s? [...] Con l'eliminazione di
tutte le differenze causate dalle sovrapposizioni su ci che non
ha distinzione di norme o forma, attivit o eterogeneit, specie o
qualit. Le parole designano solo oggetti proprio attraverso l'uno
o l'altro di tali dati distintivi, ma il Brhman non possiede
alcuno di questi attributi. Pertanto non pu essere descritto con:
Esso  questo e questo, allo stesso modo in cui possiamo
descrivere una vacca dicendo: Ecco, laggi, una vacca bianca con
le corna. Il Brhman  indicato per mezzo di nomi, di forme e di
attivit che gli sono stati sovrapposti, come ad esempio (in
questa Upanishad): il Brhman  Conoscenza e Beatitudine; pura
Intelligenza; Brhman o atman

d) La liberazione dal corpo fisico e l'unione al Brhman (Mundaka
Upanishad bhasya, terzo, 2, 5).

    Avendo conseguito e pienamente realizzato Quello - il S -, i
Saggi sono perfettamente appagati da questa reale conoscenza e non
gi da alcun'altra gratificazione offerta loro dagli oggetti dei
sensi, i quali conducono alla morte fisica. Avendo stabilizzato la
loro identit con il S supremo, libero da ogni impedimento quale
l'attaccamento, profondamente pacificati, avendo praticato il
ritiro dai sensi, questi esseri hanno realizzato il Brhman
onnipervadente, simile allo spazio, ovunque e non in modo parziale
come se fosse circoscritto dalle limitazioni sovrapposte. Che cosa
ne consegue? Avendo realizzato, come loro proprio S, questo reale
Brhman che  senza secondo, questi esseri discriminanti, che sono
per natura sempre assorti in profonda contemplazione, entrano del
Tutto (sarvam), anche al momento in cui il corpo perisce. Essi
hanno rimosso le limitazioni create dall'ignoranza, come lo spazio
racchiuso all'interno di un vaso al momento in cui il vaso 
infranto. Cos i conoscitori del Brhman entrano nella dimora del
Brhman (brahmadhama)

e) L'illuminazione e la percezione dell'universo.

Shamkara scrisse anche numerosi manuali preliminari allo studio
delle Upanishad, della Bhagavad Gita e del Brahmasutra. Riportiamo
un frammento dell' Atmabodha (Conoscenza del S): 3, 8, 16, 22,
28, 67

3. Non essendole opposta, l'azione non pu distruggere
l'ignoranza; soltanto la conoscenza distrugge l'ignoranza, come la
chiara luce dissipa l'oscurit

6. Dall'universale sostrato, il supremo Signore e Causa prima, i
mondi sorgono, esistono e si dissolvono come bolle di schiuma
nell'acqua

16. Sebbene sia sempre onnipervadente, il S non si rivela
ovunque. Esso si manifesta soltanto nell'intelletto puro, come
un'immagine riflessa [si percepisce solo] in specchi nitidi

22. In verit, attaccamento, desiderio, piacere, dolore, eccetera
si manifestano in presenza dell'intelletto. Nel sonno profondo,
quando quello [buddhi] non  in esistenza, essi nemmeno esistono.
Perci appartengono al buddhi e non affatto al S

28. Per il S, essendo la Conoscenza la Sua stessa natura, non v'
bisogno di altri mezzi di conoscenza per conoscere Se stesso, come
una lampada non necessita di un'altra lampada per illuminare se
stessa

67. Invero il S, sole di Conoscenza, fissato nello spazio del
cuore,  Colui che dissolve l'oscurit; essendo l'onnipervadente
sostrato di tutto, Esso infinitamente risplende e fa ogni cosa
risplendere

(P. Martin-Dubost, Shamkara e il Vedanta, Armando, Roma, 1989,
pagine 59, 61, 63, 68, 118-119)

